Sinfonia per Tagliatelle & Soffritto – Feat. Donpasta

A mio figlio, a ogni bimbo e bimba, che sappiano che una delle rivolte più belle è quella di non accettare di essere mai uguali agli altri e che per farlo è bello conservare ogni singola traccia delle diversità della cucina italiana, che è lo strumento più prezioso che abbiamo ricevuto per sapere che nella vita non ci si deve omologare mai passivamente alle regole, alle abitudini, alle leggi imposte, alla globalizzazione dei gusti che ogni cosa cancella. Perchè la cucina italiana nel suo esser cucina geniale a partire da poco, ha aiutato a vivere con dignità nella disoccupazione, nelle ingiustizie, nelle emigrazioni, durante regimi infami, nella guerra, nella fame.
Proteggiamoci, soffriggete.

Il cibo, la musica, le voci. Ci sono i contadini che raccontano come si resiste e si tutela un territorio, gli anziani che illustrano ricette scomparse. E Daniele De Michele – in arte Don Pasta – che cuce e ricuce percorsi in quest’Italia agricola che sta scomparendo.
Considerato dal New York Times come “uno dei più inventivi attivisti del cibo”, Don Pasta omaggia con la sua ricerca Pellegrino Artusi, scrittore, gastronomo e critico letterario dell’800 e uno dei suoi testi più famosi: “La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene”.
Lo fa a voce alta, scorrendo le pagine del suo Artusi Remix, una sorta di censimento della cucina italiana domestica e familiare in cui sono custodite ricette raccolte nell’arco di un anno di viaggio ad incontrare le nonne e i loro nipoti, la memoria e l’eredità.
Lo fa preparando tagliatelle a mano, con la farina che scende in controluce e sembra una polvere fatata. Lo fa dando voce alle campagne con video-interviste che incalzano nella narrazione.
Il cibo è un linguaggio, è lo strumento attraverso cui si tramanda una storia, familiare, paesana, collettiva. Come lo è la musica, esperienza di sintesi in cui i contenuti della memoria individuale si fondono con quelli della memoria collettiva.
Come una mantecatura, l’Orchestra Notturna Clandestina amalgama le voci. Brani di Rossini s’intrecciano alle composizioni originali di Enrico Melozzi. I suoni si allontanano dalla musica riprodotta in serie, mediaticamente diatonica per dare senso e bellezza reale alla narrazione. La musica come il sale, elemento polisenso che ha tracciato la storia dei popoli mediterranei. Sale come radice di sapienza. Il sale, sapore, valore, senso.
Nella bellezza, nel senso, tutto s’impasta e diventa sinfonia.
Finché le tagliatelle non sono sul piatto, pronte per essere offerte.

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Schermata 2016-05-08 alle 14.26.15

 

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